Montessori e bilinguismo

La Montessori aveva scoperto il potere formidabile della mente assorbente e la capacità del bambino di imparare senza sforzo prima dei tre anni. Questo riguarda anche le lingue straniere. Ecco perché molti nidi e asili montessoriani propongono l’introduzione di una seconda lingua.


Oggi sappiamo che un bambino può essere bilingue e trilingue sin dalla nascita senza difficoltà e senza che la lingua madre ne risenta.

Non si sa ancora in modo sicuro quali siano gli effetti del bilinguismo sullo sviluppo dell’intelligenza, se l’apprendimento di una seconda lingua sviluppi o ritardi le capacità intellettive di una persona. Quello su cui però gli studiosi sono concordi è che il bilinguismo – al di là dell’utilità di saper parlare più di una lingua – apporta degli effettivi benefici sul bambino. L’apprendimento in tenera età di una lingua straniera, infatti, permette di sviluppare un pensiero creativo, divergente, flessibile e aperto. Un altro vantaggio è una aumentata abilità metalinguistica, la capacità di riflettere sulla lingua, fatto che facilita i bambini bilingui quando devono imparare a leggere e a comprendere la grammatica. Inoltre, si sviluppa ciò che Colin Baker chiama un’accresciuta abilità comunicativa: una migliore capacità di interpretare gli indici verbali e non verbali della comunicazione e di provare empatia per l’interlocutore.


Se però per le famiglie con genitori di nazionalità diversa, o che vivono in un Paese straniero, la seconda lingua è spesso una necessità, per tutte le altre è una questione di scelta.

Come introdurre allora una seconda lingua nella vita di un bimbo piccolo, se a casa si parla solo italiano e se magari la vostra conoscenza di questa lingua non è delle migliori?
E a quanto può servire questo sforzo per il futuro di vostro figlio?


Facciamo una premessa. È vero che prima viene a contatto con una lingua straniera e meglio è, ma l’apprendimento deve durare diversi anni perché il bambino possa andare oltre la semplice riproduzione a memoria cominciando a produrre frasi proprie. Serve a qualcosa, allora, metterlo magari a fianco di una baby sitter madrelingua per un solo anno?

La risposta è comunque, sì. Riconoscere e riprodurre i suoni propri di una seconda lingua, cioè saper distinguere tra un maggior numero i suoni, aiuta a sviluppare le capacità percettive.

Questo articolo è tratto dal libro “Come liberare il potenziale del vostro bambino 3-6 anni” di Daniela Valente

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Apprendere una lingua è un’impresa di lunga durata che richiede da parte dei genitori vigilanza e attenzione. Anche nei bambini bilingui il cervello tende a cancellare le informazioni che non vengono utilizzate.


Se la seconda lingua non verrà usata per lungo tempo, quindi, sarà dimenticata piuttosto facilmente. Chiedetevi se vi sentite pronti a imbarcarvi in quest’avventura e, in caso positivo, pianificate un serio programma a lungo termine, evitando “esperimenti” linguistici che potrebbero disorientare il bimbo.


Se non siete bilingui, o non vivete in un ambiente in cui si parli più di una lingua, vi consiglio di attendere il momento in cui lo sviluppo linguistico sia già avanzato: quando cioè il vostro bambino sarà in grado di comporre frasi di almeno tre parole. A questo punto potete proporgli l’avvicinamento a una seconda lingua.

Questo serve soprattutto a non intaccare la naturale relazione naturale tra genitori e figli che si instaura attraverso il linguaggio. Parlare al bambino in una lingua che non è la vostra, potrebbe creare una relazione in qualche modo “artificiosa”, a meno che la vostra padronanza della lingua in questione non vi permetta di esprimervi con la stessa ricchezza di sfumature della lingua madre.

Essendo riconosciuto che il modo migliore per imparare una lingua è viverla in modo attivo, sarà sicuramente più utile se il bambino è inserito in un contesto in cui la seconda lingua viene parlata in modo naturale: si potrebbe ricorrere per esempio a una baby sitter
straniera, o una ragazza alla pari, o a un asilo bilingue.


Non tutti ovviamente ne hanno la possibilità. Spesso quindi si ricorre a video o canzoncine in lingua straniera sperando che il bimbo assorba qualcosa. Purtroppo questi mezzi possono essere solo dei coadiuvanti nell’apprendimento, visto che la lingua deve essere prodotta in modo attivo, cioè parlando al bambino. Diversamente tutto si ridurrà a un mero utilizzo della parte mnemonica del cervello. Imparare a contare fino a dieci in inglese, non significa saper parlare inglese.

Starà a voi genitori trovare il “metodo” più efficace, evitando di stravolgere il rapporto genitori-figli. L’apprendimento di una seconda lingua non deve essere una forzatura, deve avvenire in modo naturale attraverso strumenti che per il bambino rappresentano la normalità: situazioni di vita famigliare, giochi, momenti di svago e divertimento.
Essendo ormai provato che per le famiglie multilingui il miglior sistema è quello chiamato OPOL (One Person One Language), o anche “principio di Grammont”, è consigliabile anche ai genitori monolingua di adottare questo metodo.

Secondo questo sistema, ogni genitore parla sempre ed esclusivamente una sola lingua con il bambino, che in questo modo impara a distinguere le due lingue collegandole a un diverso genitore. Nonostante sia il metodo più efficace, per un genitore monolingua non è facile parlare sempre al proprio figlio in una lingua straniera.

Potrete tuttavia creare delle situazioni precise in cui parlare una seconda lingua con il bambino, in modo che lui possa collocarla in un preciso contesto. Il metodo viene detto “Time and place” e dà i migliori risultati se tutti i membri della famiglia partecipano. Potete decidere, per esempio, di attuarlo nel weekend, in vacanza, a cena o in altri determinati momenti.

Oltre a questi sistemi, potete aiutare l’apprendimento della seconda lingua cantando e mimando canzoncine – meglio se quelle che il bimbo conosce già nella lingua madre – leggendo insieme libri, partecipando a play group con altri genitori che hanno le stesse vostre esigenze o che sono madrelingui nella seconda lingua.

Mostrate anche al bambino l’utilità della seconda lingua e quando ne avete la possibilità mettetelo a contatto con persone che la parlino. Anémone Geiger-Jaillet, nel suo libro “Le bilinguisme pour grandir. Naître bilingue ou le devenir pour l’école”, sottolinea l’importanza di spiegare al bambino le ragioni per le quali i genitori hanno deciso l’introduzione dell’apprendimento precoce della lingua straniera.


Sappiate che se tenete duro e riuscite a far amare al bambino l’apprendimento di una seconda lingua, gli offrirete delle grandi opportunità: i bambini che si avvicinano da piccoli a una lingua straniera, sono quelli che fanno progressi più veloci. Più l’apprendimento si prolunga, più aumentano i vantaggi per un bimbo che abbia cominciato presto.

Questo articolo è tratto dal libro “Come liberare il potenziale del vostro bambino 3-6 anni” di Daniela Valente

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Guida per genitori di bambini bilingui, Barbara Abdelilah-Bauer

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