Montessori e la lezione in tre tempi

Montessori riprende il tipo di lezione inventato da Edouard Seguin e lo adatta all’apprendimento con molti dei propri materiali. Essa viene chiamata “lezione in tre tempi” e viene usata per l’introduzione di nuovi concetti, terminologie, nomenclature, suoni delle lettere o numeri, forme geometriche, colori, forme geografiche e via dicendo. L’insegnante, dopo aver osservato a lungo il bambino, sceglie un materiale che crede capace di interessarlo e lo presenta al bambino sedendosi accanto a lui. Spesso le parole non sono necessarie: è l’oggetto che cattura la sua attenzione.

Montessori divide la “lezione” in tre parti: nella prima l’educatore mette in comunicazione il bambino con il materiale e lo “inizia” al suo uso; nella seconda, detta “di riconoscimento”, interviene per aiutare il bambino che è già riuscito a distinguere la differenza tra le cose ad apprenderne la nomenclatura. La terza fase è quella di consolidazione e verifica dell’apprendimento.

La lezione in tre tempi si articola in questa maniera (prendiamo l’esempio della lezione sui colori primari con le spolette dei colori):

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1. Inizialmente attirate l’attenzione del bambino sull’oggetto invitandolo a sedersi con voi e a guardare. Mostrategli la scatola delle spolette, estraete i colori e indicate la prima spoletta dicendogli “È rosso”, sottolineando con voce forte e chiara la parola “rosso”. Fate lo stesso per gli altri due colori, lasciando che tocchi il materiale. Potete ripetere più volte la parola chiave con modulazioni di voce diversa, ma sempre in modo chiaro. È importante che nessuna altra parola venga pronunciata in associazione al colore. Per esempio, dire “La spoletta è rossa” è sbagliato, perché l’obiettivo è provocare l’associazione tra l’idea astratta del colore e il nome, quindi altre parole possono essere fuorvianti.

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Questo articolo è tratto dal libro “Come liberare il potenziale del vostro bambino da 3 a 6 anni. Manuale pratico di attività ispirate al metodo Montessori” di Daniela Valente

 

2. La seconda fase è quella della verifica. Lasciate trascorrere qualche momento di silenzio tra la prima e la seconda fase, poi provate a vedere se il bambino ha assorbito il concetto o le parole che gli avete detto. Per esempio chiedetegli “Dammi il rosso”, oppure “Qual è rosso?”, e attendete la sua reazione. Se il bambino ha capito, continuate pure con gli altri due colori, mettendo sempre l’accento sulla parola chiave senza mischiare altri concetti (senza dire, per esempio, “Dammi la spoletta rossa”).
Se invece vi accorgete che il bambino non ha assorbito il concetto, non correggetelo. Provate a chiedergli il secondo colore e se non avete risposte, sospendete l’esercizio senza fare commenti. Significa che non è il momento adatto per lui per riuscire in quest’associazione psichica. Ripetete in un altro momento la lezione ripartendo dalla prima fase. Correggendolo, rischiereste che le vostre parole suonino come un rimprovero e che restino nella sua mente più di quelle che volevate insegnargli. Inoltre, diminuireste
la sua fiducia in sé stesso e rischiereste di indurre in lui un’ansia da prestazione. Il silenzio attivo è spesso molto più utile delle parole.

3. La terza fase è un ulteriore, rapida verifica della seconda fase. Chiedete per esempio “Com’è questo?”, indicando la spoletta rossa, e lui, se ha assorbito il concetto, risponderà “Rosso”. Se risponde in modo corretto potrete considerare terminata con successo la lezione. Se pronuncia in modo insicuro o incorretto il vocabolo, ripetetelo in maniera corretta sotto forma di domanda: “Come? Rosso?”. Quando la lezione sarà giunta al termine, e il concetto appreso, potrete allenare il bambino al riconoscimento dei colori con questa attività. Sparpagliate sul tappeto di lavoro i tre colori primari in due esemplari. Chiedete al bambino “Qual è rosso?”. Lasciate che lo cerchi e poi dite “Dov’è l’altro rosso?” chiedendogli di sovrapporre le due spolette. Guidatelo nella stessa maniera per gli altri colori. Quando sarà sicuro, potete aumentare ulteriormente la difficoltà. Mettete un solo esemplare sul tappeto e le altre tre spolette su un altro tappeto o un tavolo, a distanza di almeno 3-4 metri. Davanti al primo esemplare, chiedete al bambino “Qual è rosso?”. Invitatelo poi ad andare al secondo tavolo, prendere il rosso e sovrapporlo alla prima spoletta: “Prendi l’altro rosso”. Dovrà riconoscere il colore non perché è uguale a quello che ha davanti, ma perché ne ha interiorizzato il concetto. È un esercizio molto interessante da fare ogni volta che aggiungete dei colori alle conoscenze del bambino. Quando sarà più grande, potrete farlo chiedendogli di distinguere non più i colori ma le sfumature dello stesso tono.

DA RICORDARE:

 

1) È importante la scelta degli oggetti da presentare al bambino con la lezione in tre tempi: sceglietene di contrastanti, differenti l’uno dall’altro. Per esempio, nella presentazione delle lettere dell’alfabeto, non introducete le lettere minuscole “b” e “d” per la prima volta nella stessa lezione, ma sceglietene di diverse come “b” e “s”.

2) La caratteristica principale della lezione deve essere la sua brevità: bastano poche parole su cui si concentrerà l’attenzione del bambino. Deve anche essere semplice, eliminando tutto ciò che non rappresenta l’assoluta verità: non ci perderemo allora in parole inutili e storielle.

3) Anche la vostra attitudine è importante, non siete voi il centro dell’attenzione ma il materiale, perché è su quello che volete che si concentri l’attenzione del bambino.

4) Dopo aver proposto una lezione in tre tempi, attendete almeno un giorno e testate di nuovo l’apprendimento. Se, per esempio, avete fatto una lezione andata a buon fine sui numeri uno, due e tre, il giorno seguente applicate la terza parte della lezione per verificare che il bambino abbia appreso i nomi delle tre cifre. Se non ne ricorda nessuno, riprendete la lezione da capo in un momento opportuno. Se ricorda, per esempio, uno ma non due e tre, ripeterete la lezione ma sostituendo il numero uno con il numero quattro. Se ricorda i numeri uno e due, ma non tre, potete sia impartire una lezione con due, tre e introdurre il quattro, oppure sostituire le cifre conosciute con due nuove e fare una lezione con tre, quattro e cinque. È sempre meglio, infatti, introdurre un concetto già conosciuto nella lezione a tre tempi per dare sicurezza al bambino.

 

Tratto da “Come liberare il potenziale del vostro bambino da 3 a 6 anni. Manuale pratico di attività ispirate al metodo Montessori” di Daniela Valente

 

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